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Seminario di Dipartimento (SeRiC): "Post-verità"

15/01/2019 dalle 13:00 alle 15:00

Dove Sala Mondolfo

Partecipanti Filippo Ferrari - Institut für Philosophie Universität Bonn
Sebastiano Moruzzi - Università di Bologna

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Nella recente letteratura, sia accademica che giornalistica, il termine "post-verità" è stato ampiamente usato per caratterizzare un fenomeno in cui persone o gruppi di persone formano giudizi non solo indipendentemente dalla base evidenziale disponibile ma anche rifiutando sistematicamente come non-genuina l'evidenza prodotta dalla comunità di esperti o comunque l'evidenza accreditata in pratiche sociali condivise.

In questo pattern ricadono fenomeni molto diversi tra di loro. Sono classificati come fenomeni di post-verità l'uso in politica dell'accusa di produrre "hoax" o "fake news" al fine delegittimare le critiche di fazioni politiche opposte (ad esempio Trump sull’attacco informatico russo durante le elezioni presidenziali) o l'appello alle emozioni per delegittimare l'uso di dati statistici (ad esempio Newt Gingrich sulla sicurezza nelle città statunitensi). Ma sono anche considerati fenomeni di post-verità i movimenti in radicale opposizione a tesi scientifiche attualmente accreditate e consolidate come il movimento no-vax, i terrapiattisti e i creazionisti. Inoltre viene spesso detto che social media hanno avuto un ruolo centrale nell'accelerare la formazione di questi fenomeni e nel permetterne la diffusione.

La natura del fenomeno della post-verità richiede senz'altro spiegazioni di natura storica (quali meccanismi storici hanno portato all'emergere del fenomeno), sociologica (quale natura hanno questi fenomeni in quanto sociali e culturali) e psicologiche (quali meccanismi cognitivi hanno contribuito e sono funzionali a dare luogo a comportamenti tipici del fenomeno). In questa relazione vogliamo però concentrarci sugli aspetti prettamente filosofici del fenomeno della post-verità. Dopo aver distinto diversi fenomeni che vanno sotto il termine ombrello di “post-verità”, avanziamo e discutiamo l’ipotesi che almeno alcuni di essi sembrano caratterizzati dal proporre e praticare pratiche cognitive guidate da un insieme di norme epistemiche che divergono significativamente da quelle standard.